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mercoledì 21 novembre 2018

Attualità mercoledì 05 settembre 2018 ore 11:39

"Fosso Lavello? Capacità depurativa insufficiente"

Approfondimenti di Arpat dopo il degrado emerso a luglio e agosto: "E' un fosso di bonifica e non ha sufficiente capacità autodepurativa"



MASSA CARRARA — Mentre continuano le indagini di ARPAT per individuare le cause del degrado del fosso Lavello, segnalato nei mesi di luglio ed agosto da numerosi esposti che hanno comportato diversi sopralluoghi e campionamenti lungo l’asta finale del Lavello e ai principali scarichi che vi afferiscono, si forniscono ulteriori informazioni per una migliore comprensione del fenomeno e delle cause.

Il Lavello non è un corso d’acqua naturale ma un fosso di bonifica, pertanto non è classificato dalla Regione Toscana tra i corpi idrici rappresentativi e non è quindi oggetto di monitoraggio periodico da parte di ARPAT.

La bonifica delle aree paludose poste tra le colline ed il mare è iniziata nel '600 per concludersi a metà del 1800; negli anni trenta del ‘900 l’area è stata risistemata per la costruzione della zona industriale ancora oggi presente. Il Lavello non ha quindi una sorgente che lo alimenta, contrariamente ad altri corsi d'acqua della zona, come il Ricortola, il Parmignola, il Frigido e il Carrione.

Se non ci fossero apporti idrici da scarichi di vario tipo in periodo estivo, in assenza di piogge consistenti, il fosso Lavello sarebbe secco.

La presenza di acqua nel Fosso Lavello è quindi determinata in massima parte dagli scarichi che vi recapitano notevoli quantità di acqua. I due depuratori Lavello e Lavello2 (ex Cersam) sono tra le “sorgenti” più consistenti e continue; dimensionati complessivamente per massimo 180.000 abitanti equivalenti (1 AE = 200 l/giorno) apportano, infatti, più di 30.000 m³/giorno (il carico di circa 150.000 AE).

Altri insediamenti scaricano nel Lavello le acque emente dalla falda ai fini della bonifica (i più consistenti sono Syndial e l’area ex Montedison) che contribuiscono così anch’essi per un apporto indicativo rispettivamente pari a 4.800 m³/giorno e 1.440 m³/giorno.

Nel fosso Lavello scaricano, inoltre, parte delle fognature bianche delle zone industriali di Massa e di Carrara che però in estate non apportano acque (essenzialmente piovane). Alcune di queste fognature, per come sono costruite, favoriscono il ristagno di acque in vasche dove, in estate, si verificano morie di pesci per assenza di acqua ed ossigeno e comunque non apportano acqua in assenza di piogge.

Non è escluso che siano presenti anche scarichi domestici non trattati provenienti da aree residenziali lungo il fosso, per i quali ARPAT ha chiesto al Comune di procedere con le necessarie verifiche. Il contributo di questi scarichi in termini quantitativi, comunque, non può essere molto importante.

Da segnalare inoltre la presenza, sul tratto finale lato Carrara del fosso, di un popolato campo nomadi, di fronte al quale persiste una situazione di degrado e sporcizia che contribuisce all’inquinamento del fosso.

Complessivamente, gli apporti di acqua al fosso, esclusi gli scarichi dei depuratori, non arrivano a 7000-8000 m3/giorno e l’acqua presente nel fosso è sufficiente, comunque, a garantire la vita di specie animali e vegetali, per cui sono presenti pesci che risalgono dal mare verso l’interno, uccelli e piante acquatiche.

Essendo costituita in gran parte dallo scarico dei depuratori, si tratta di acqua particolarmente ricca di sostanze organiche e in estate, a causa delle alte temperature e dell’assenza di ricambio, vi si concentrano i nutrienti (sali di azoto, fosforo, zolfo) che favoriscono la crescita di famiglie di alghe e batteri filamentosi. Nel crescere, le alghe, i batteri e le macrofite consumano tutto l’ossigeno presente nell’acqua causando la morte delle altre forme di vita; l’effetto più evidente si ha in caso di moria dei pesci.

Quando la concentrazione delle alghe e della vegetazione acquatica è troppo elevata, nemmeno queste ultime sopravvivono e, complice la totale assenza di ossigeno nell’acqua, si verifica la macerazione nell'acqua della sostanza organica presente, con la conseguente formazione e liberazione in atmosfera di cattivi odori, paragonabili a uova marce, per la produzione in via fermentativa di idrogeno solforato, mercaptani e metano.

Inoltre, dal fondo del corso d’acqua si staccano placche di alghe, batteri e vegetali che in superficie si manifestano come aggregati di vario colore (grigio, verde, blu nero) che poi sono trascinati verso la foce.

ARPAT controlla periodicamente (in estate anche più di due volte al mese) la regolarità degli scarichi dei due depuratori e, se necessario, effettua anche controlli extra programmazione.

Quest’anno i numerosi controlli (fino al 20 agosto, 32 controlli tra ordinari e straordinari ai due depuratori) hanno comportato un numero elevato di sanzioni a carico del gestore per irregolarità dello scarico del depuratore Lavello (per presenza di ammoniaca superiore ai limiti autorizzati), ma è evidente che la sola attività sanzionatoria non è di per sé garanzia del miglioramento delle condizioni del fosso.

Qualche miglioramento nella qualità dello scarico è atteso dopo la conclusione dei lavori di ammodernamento dell’impianto Lavello, che dovrebbero risolvere il problema di un insufficiente abbattimento dei composti azotati, tra cui anche l'ammoniaca.

Resta comunque il fatto che anche se lo scarico di depuratori fosse sempre regolare, e i limiti sempre rispettati, l’acqua presente nel fosso sarebbe comunque molto ricca di nutrienti.

Esaminati i valori di concentrazione dei vari elementi presenti, in condizioni di regolare funzionamento (conforme alla norma), nello scarico dei due depuratori si ha, mediamente, un rilascio complessivo giornaliero pari ai valori riportati in tabella.

Le altre acque, ad esempio quelle provenienti dagli impianti di trattamento di bonifica (TAF) esistenti, aggiungendo anche gli impianti più piccoli rispetto a quelli sopra dichiarati, non arrivano, nella migliore delle ipotesi, a 7000-8000 m³/giorno di acqua priva delle sostanze sopra elencate.

Dal confronto dei quantitativi di sostanze ed acque in gioco, si può senz’altro affermare che le acque “pulite” degli impianti TAF non sono in grado di ridurre in modo sostanziale il fenomeno dell’eutrofizzazione del tratto terminale del fosso.

In conclusione, anche in caso di scarichi conformi dei due depuratori, in estate con temperature dell’aria e dell’acqua tipiche del periodo, si possono verificare i fenomeni di maleodoranze e morie come quelli recentemente avvenuti.

In buona sostanza il fosso Lavello non ha una sufficiente capacità autodepurativa.

Allo stato attuale, in mancanza di soluzioni strutturali o alternative percorribili ed efficaci, si può facilmente prevedere che le problematiche segnalate negli esposti si ripresenteranno immutate il prossimo anno.



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