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​Agromafie: nel mirino anche la provincia apuana

Penultima in Toscana all’82esimo posto in Italia, per diffusione e presenza dell’associazionismo criminale

Il nuovo businessmalavitoso non risparmia nemmeno la provincia di Massa Carrara dove, se pur con intensità bassa, rappresenta un fenomeno da non trascurare. Per raggiungere il loro obiettivo i clan e le associazioni a delinquere ricorrono ad ogni forma possibile di reato, dall’usura al racket estorsivo, dall’abigeato alle macellazioni clandestine ai furti fino alla lievitazione dei prezzi di frutta e verdura fino a 4 volte nella filiera che va da produttore al consumatore fino allei nfiltrazioni nel settore del trasporti e della logistica.

In cima alla black list dei settori più colpiti dalle frodi salgono la ristorazione, la carne e le farine, pane e pasta (il dato è riferito al valore dei sequestri effettuati dai Nas nel 2015). E’ quanto emerge dall’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurospes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti ed Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare.

“L’agricoltura fa gola, soprattutto nella Toscana – spiegaVincenzo Tongiani, Presidente Coldiretti Massa Carrara – perché rappresenta un’attività di business sempre più interessante da parte delle organizzazioni criminali il cui valore ha superato i 16miliardi di euro nel 2015 nel nostro paese”.

“Trasparenza e tracciabilità sono gli strumenti con cui possiamo mettere all’angolo l’illegalità insieme a pene severe nei confronti dei reati nella filiera che spesso sono sinonimo anche di caporalato - spiega Maurizio Fantini, Direttore Coldiretti Massa Carrara – vogliamo semplicemente leggi chiare che tutelino chi produce rispettando le regole; chi consuma ha il diritto di non essere ingannato”.