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sabato 23 giugno 2018

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Donne è tutta colpa nostra !

di Maria Caruso - mercoledì 03 gennaio 2018 ore 18:21

Foto di: www.ifacecover.com

Da quando frequento l’ambiente del tango, sento le donne lamentarsi di non ballare. Nel tango il fatto di non ballare, se non è nell'intenzione della donna stessa il verificarsi di tal evento, succede per diverse cause e si parla, a mio avviso, di colpa. 

Donne è colpa nostra se non balliamo!. Ci sono diversi tipi di cause e cercherò pertanto di identificarne qualcuna. La colpa può essere generica o specifica e può avere diverse forme. Andiamo per gradi. Consideriamo la colpa generica per negligenza. Le donne in milonga omettono spesso un’azione doverosa che è quella di mirare, soprattutto se principianti. Tali donne non s’impegnano e non stanno attente. Sembrano disinteressate a quanto accade durante la ronda degli altri e durante le cortine si affaccendano a fare tutt’altro, fuorché mirare. Non compiono in pratica la loro mansione che è quella appunto di agganciare i ballerini con cui vogliono ballare. Il tanguero vuole essere scelto e desiderato, per cui si lascia andare con donne che persistono e insistono, senza eccedere ovviamente, nel desiderarli. 

Altra colpa generica che possiamo prendere in considerazione è l’imprudenza. Le donne imprudentemente qualche volta hanno un atteggiamento di eccessiva audacia e si lanciano in inviti diretti, per volontà magari di trasgredire ai codici milongueri dettati dalla cultura, dalla ragione, dall’esperienza. In questo modo mettono in pericolo la loro stessa figura di “Signore della Milonga” e non valutano sufficientemente le possibili conseguenze di tale atto: possono guadagnare un secco rifiuto da parte dell’uomo che già inorridisce di fronte a ogni forma di costrizione nella vita, figuriamoci nel tango, oppure, realizzano una tanda fatta senza desiderio alcuno. Per rendere l’idea vi ricordo il modo in cui vivete il “dovere coniugale” quando non ne avete voglia, ecco l’uomo, la tanda la vive allo stesso modo, se non l’ha anelata. 

Altra colpa generica è l’imperizia delle principianti perché mancano di abilità e di esperienza nel fare le mirade e questo però, è da imputare alle scuole di tango, che non insegnano sufficientemente a farle. Alcune donne (poche purtroppo) sono fortunate poiché sono seduttrici per loro natura e pur non avendo alcuna tecnica ottengono comunque un sufficiente risultato. 

Nell’indagare su altri tipi di colpa troviamo quelle specifiche che derivano dall’inosservanza dei codici milongueros e la non considerazione del tango come disciplina in cui i regolamenti vanno rispettati e fatti propri. Ovviamente nessuna donna può lamentarsi per non aver ballato se l’ha fatto di proposito salvo il caso in cui nonostante tutto il suo impegno si è trovata in una di quelle milongas chiuse e poco socializzanti dove i presenti, ballano solo ed esclusivamente, con le “solite note”. 

Allora possiamo dire, che per parlare di colpa, dobbiamo riconoscere e individuare tre aspetti fondamentali: la donna non voleva ottenere il risultato di non ballare, non ha fatto mirade e ha avuto un atteggiamento piuttosto freddo e distaccato

La colpa dunque è una tecnica d’imputazione soggettiva del non ballare e si può considerare pertanto un elemento di colpevolezza. Non si parla di colpa cosciente ma qualche volta, può avere un’aggravante, che è quella della prospettazione dell’evento e cioè, la donna parte, già prima di mettere piede in milonga, con l’idea che per quella sera, non ballerà e spesso così è. 

Questa tipologia di tangueras s’individua subito: atteggiamento indispettito, pochi sorrisi se non addirittura con il broncio. Si tratta della decantata profezia auto avverante di cui parlano gli psicologi. Ora le donne, in teoria, sanno che devono mirare e non facendolo o facendolo male, sono specificatamente colpevoli. Il problema è che non sempre ne hanno coscienza perché come risposta alla domanda: “Ma tu miri?”. Rispondono: “Si che miro!”. Poi però le osservi e le vedi guardarsi intorno con sguardi privi d’intensità, senza una vera intenzione di “colpire” qualcuno in particolare ma in modo generico “In do cojo cojo”

Questo non è mirare!. Le parole di un maestro della zona, Juan Luis Guidi, mi hanno ulteriormente illuminata. Lui non parla di colpa semmai di “responsabilità” o “causa” se le donne non ballano. Giacché di solito alle allieve della sua scuola dice: “Se le donne si pongono il problema di “quanto si balla” o di non rimanere tutta la sera a “Planchar” (ovvero scaldare la sedia), allora è importante, quando non necessario, che le donne abbiamo un certo atteggiamento e di conseguenza un comportamento in milonga tale da non farle stare sedute tutta la sera. E’ un fatto reale che ci sono più donne che uomini che frequentano il ballo in generale ed il Tango non è immune a questa statistica. 

Le donne sentono maggiormente il bisogno di attività, di muoversi, di esprimersi con il corpo, è più che evidente, a prescindere del Tango. Così come è evidente che gli uomini in generale ed in certi contesti o culture, si “vergognano” ad esprimersi corporalmente. Pertanto, la situazione pone in condizione di svantaggio il mondo femminile numericamente parlando. 

Quello che sostengo e dico alle ballerine e, spero di essere chiara, è che il mondo femminile in questo contesto sociale e culturale (non è uguale in tutto il mondo) dovrebbe cercare di recuperare il valore della seduzione che, nel caso del Tango (visto che il fine è quello di ottenere di ballare), non passa attraverso l’esposizione corporale più o meno appariscente ma passa attraverso una sottile comunicazione non verbale. Questa comunicazione è fatta di sguardi, di gesti, di ammiccamenti e successivamente di contatti. 

Quello che dico alle mie allieve è: Donne… voletevi bene, valorizzatevi, fatevi rispettare, siate orgogliose di essere donne, non vi fate sottomettere, pur di ballare non vi “regalate” a qualsiasi ballerino o presunto tale che non sia garbato, pulito, educato prima, durante e dopo il ballo. Gli dico anche… "quando vi invitano (magari con l’intesa degli sguardi) non correte verso di lui, aspettate che venga a prendervi e, semmai, cercate di pretendere che vi accompagnino al vostro posto alla fine del turno di ballo”. Alla luce di tutto questo e di questa magnifica conversazione avuta con il maestro, adesso dico comunque, poiché voglio usare un linguaggio più forte: “Donne se non ballate è colpa vostra!”. 

Perciò le donne devono saper mirare, stare sedute come si conviene alle donne tanguere fiere di esserlo, indipendentemente dalla loro bravura, vestire bene che non vuol dire essere svestite e, infine, se non siete belle e “gnocche”, soprattutto dovete essere brave!.. 

Donne siate vive e femmine!. Studiate, praticate e soprattutto non abbiate fretta e ascoltate il vostro corpo. Fate diventare il corpo dell’uomo, il vostro punto di riferimento e cercate di affinare la vostra percezione senza il supporto della vista. Fate come quando diventate investigatrici private nell’individuare eventuali tradimenti del partner che è una dote che hanno nel DNA tutte le donne del mondo. Non lasciatevi andare all’euforia del ballo senza pensare all’eleganza dei movimenti e di essere d’impaccio per il vostro ballerino. Tutto questo si vede mentre siete in ronda. Così come si vede benissimo quando usate il pavimento e non vi aggrappate al ballerino”. 

E poi sappi che è solo con l’azione che si vince la paura di mirare quando ancora non ci sentiamo sicure di noi stesse. Però vi dico una cosa: avete scelto di ballare il tango?. Volete diventare delle tangueras?. Si?. Allora fate quel che dovete fare. Non ve l’ha prescritto il dottore di fare questa cura pertanto bando alle lamentele e olio di gomito nell’impegnarci per far sì che possa finalmente finire la solita lagna della donna che non balla. Ricordiamoci pertanto, a parte qualche rara eccezione, che se non balliamo, è solo colpa nostra!. Teniamo alto il nome delle vere ballerine di tango!. Altrimenti andate a fare altro!!.

Maria Caruso

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