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Attualità giovedì 04 maggio 2017 ore 13:06

​Cautela sul "caso" di suicidio assistito

"La decisione della procura milanese di archiviare l’accusa di «aiuto al suicidio» non condizionerà più di tanto la Procura di Massa."



MASSA — Queste le parole del Procuratore capo Aldo Giubilaro della procura di Massa dopo la scelta dei magistrati milanesi di chiedere l'archiviazione per Marco Cappato, tesoriere della fondazione Luca Coscioni. Cappato si era autodenunciato per "aiuto al suicidio", dopo che il 27 febbraio scorso aveva accompagnato Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come dj Fabio, a morire in una struttura in Svizzera.

Secondo i giudici milanesi, "Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile e/o indegna dal malato stesso".
La morte in Svizzera del massese Davide Trentini, sempre assistito dall'associazione di Cappato è un'altra inchiesta, precisa Aldo Giubilaro, per questo sarà necessario
"avere idee precise sulla situazione nel periodo precedente alla morte in Svizzera di Davide Trentini e conoscere bene gli atti della procura di Milano, per avere un quadro completo della situazione e procedere con un giudizio scevro da condizionamenti".

Certo l'istanza di archiviazione della procura milanese è un precedente importante con una forte argomentazione "Il diritto alla vita va bilanciato con il diritto alla dignità".



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