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Opa su Trevi, Webuild conquista il 27,69% e gioca la carta industriale

MILANO (ITALPRESS) – La partita per Trevi entra nel rettilineo finale. Webuild ha alzato l’asticella, ha messo sul tavolo più contanti e soprattutto si porta avanti nel capitale. Il mercato sembra avere colto rapidamente la differenza tra le due offerte. Webuild ha raggiunto il 27,69% del gruppo di Cesena, un blitz che ha cambiato la […]



MILANO (ITALPRESS) – La partita per Trevi entra nel rettilineo finale. Webuild ha alzato l’asticella, ha messo sul tavolo più contanti e soprattutto si porta avanti nel capitale. Il mercato sembra avere colto rapidamente la differenza tra le due offerte. Webuild ha raggiunto il 27,69% del gruppo di Cesena, un blitz che ha cambiato la geometria della contesa. Il nodo è tutto nel prezzo: 5,165 euro per azione, più di quanto offerto finora per la contesa Trevi. Una differenza che ha portatoWebuild ad adeguare il corrispettivo per tutti gli azionisti. Così chi aderirà all’offerta, compreso chi ha già consegnato i titoli, riceverà5,165 euro per azione, con un premio di circa il 49% rispetto al prezzo ufficiale del 26 giugno, data di riferimento dell’operazione. E’ qui che Webuild comincia a costruire il proprio vantaggio. Non soltanto perchè possiede già il 27,69% di Trevi, ma perchè la sua offerta combina tre elementi che parlano allo stesso tempo agli azionisti e al mercato: contante, certezza del valore e un progetto industriale di grande scala. Trevi è una società che opera nell’ingegneria del sottosuolo, nelle fondazioni speciali e nelle opere geotecniche. E’ un’azienda con elevate competenze e con una presenza internazionale che può diventare particolarmente preziosa se inserita all’interno di una piattaforma industriale di dimensioni molto maggiori. Webuild mette sul tavolo un gruppo che vale 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di circa 54 miliardi. Per Trevi significherebbe entrare a far parte di una piattaforma cheopera sui grandi progetti infrastrutturali internazionali, dalle ferrovie alle autostrade, dalle opere idrauliche ai grandi sistemi di trasporto. La logica industriale è integrare le competenze specialistiche di Trevi nel sottosuolo con la dimensione, la capacità commerciale, le relazioni internazionali e l’accesso a gare di dimensione molto più elevata del Gruppo Webuild, per offrire una soluzione completa e più competitiva nelle grandi opere, a vantaggio del Sistema Paese. Per Trevi, in questa prospettiva, non si tratterebbe semplicemente di cambiare azionista. Si aprirebbe una porta verso nuove geografie, nuovi clienti e nuove gare, comprese quelle di maggiore dimensione e complessità. E’ il passaggio da una dimensione specialistica a una piattaforma globale. Il confronto con Icop resta aperto. La società friulana ha rilanciato la propria offerta portando il concambio a 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi. Ma, al di là del confronto tra corrispettivo e concambio, la vera sfida si sta ormai spostando sul terreno industriale. Anche dal territorio arriva un messaggio in questa direzione. Il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, ha definito Trevi “un’azienda importante, un patrimonio per l’imprenditoria di questo territorio e di questo Paese”, chiedendo rassicurazioni e garanzie “prima di tutto sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulle prospettive di sviluppo”. Sono temi su cui Webuild si è già espressa: ha indicato nell’offerta il mantenimento dell’identità italiana di Trevi e del suo centro direzionale in Italia, e Salini ha posto tra gli obiettivi quello di far crescere l’occupazione in Italia e all’estero. Webuild, per ora, ha fatto la sua scelta: più contanti, più azioni già in portafoglio e una promessa industriale costruita attorno alla dimensione internazionale. La sua scommessa è che dentro un gruppo da 13,6 miliardi di ricavi e 54 miliardi di ordini Trevi possa moltiplicare le occasioni di crescita senza perdere la propria specializzazione. Pietro Salini lo ha detto con chiarezza: “Siamo fiduciosi di portare a termine l’operazione su Trevi: abbiamo un progetto chiaro e le risorse per realizzarlo”. E ha rivendicato il significato del nuovo prezzo: “Con il prezzo di 5,165 euro per azione, che rientra nell’intervallo di congruità del valore indicato dagli advisor del Consiglio di Amministrazione di Trevi, Webuild riconosce oggi un premio di circa il 49% sul prezzo ufficiale del 26 giugno 2026”. Dopo il rilancio e il salto al 27,69%, Webuild ha cambiato il tavolo da gioco. Ora non si tratta più soltanto di mettere sul piatto un prezzo più alto. Si tratta di convincere gli azionisti che quei 5,165 euro in contanti valgono più di qualsiasi alternativa, che sia una Trevi da sola in Borsa o l’aggregazione con Icop, pagata in azioni e quindi esposta agli umori del mercato. Ed è su questo confronto, tra la certezza dell’incasso oggi e l’incognita di domani, che si deciderà il futuro della società. – foto ufficio stampa Webuild – (ITALPRESS)

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