Cronaca Venerdì 16 Ottobre 2026 ore 11:15
Bimbo rischia la vita per aver ingoiato una pila

Nel giro di due ore, l'oggetto aveva già provocato danni alle pareti dell'esofago e metteva in pericolo i grossi vasi. Tandem Meyer-Monasterio
FIRENZE / MASSA — Corsa contro il tempo e sinergia in tandem fra ospedale pediatrico Meyer di Firenze e ospedale del Cuore della Fondazione Monasterio a Massa per salvare un bambino di un anno che ha rischiato la vita per aver ingerito una pila a bottone.
A scrivere la storia a lieto fine sono stati gli specialisti dei due presidi che da tempo hanno messo a punto un percorso specialistico condiviso per fronteggiare casi di questo tipo, purtroppo sempre più diffusi.
L’incidente è avvenuto la sera del 5 Ottobre mentre il piccolo si trovava nella sua casa, in area apuana.
L'allarme, i soccorsi, le cure e il lieto fine
"Il bimbo, come previsto dal percorso regionale, è stato immediatamente trasportato all’Ospedale del Cuore di Massa: la presenza dei cardiochirurghi pediatrici è, infatti, indispensabile nel caso in cui la pila determini una lesione così estesa e profonda da interessare anche l’aorta", raccontano in una nota congiunta Aou Meyer Irccs e Fondazione Monasterio.
La rete si è attivata immediatamente e, come previsto del percorso regionale, la dottoressa Sara Renzo - gastroenterologa endoscopista del Meyer - è arrivata a Massa a sirene spiegate con il mezzo di emergenza del 118. A bordo, anche la strumentazione endoscopica necessaria per rimuovere in tempi rapidissimi il corpo estraneo.
"L’intervento - prosegue il racconto - è stato effettuato nel blocco operatorio dell’Ospedale del Cuore dalla dottoressa Renzo, con il supporto dei cardiochirurghi e di tutto il team specialistico della Monasterio. Sebbene la pila fosse stata deglutita da poco più di due ore, i medici si sono accorti che il corpo estraneo aveva già causato danni alle pareti dell’esofago del piccolo".
“Per fortuna – spiega Sara Renzo - non aveva ancora leso i grossi vasi, circostanza che avrebbe potuto causare una emorragia massiva. La rimozione della pila è stata dunque difficoltosa, ma possibile. Questo ha evitato l’intervento cardiochirurgico, più invasivo”.
Dopo alcuni giorni in terapia intensiva, il bimbo è stato dichiarato fuori pericolo.
"Fare rete è determinante"
“Ancora una volta – commenta l’assessora alla sanità della Toscana, Monia Monni - è stato dimostrato che fare rete e fare squadra funziona ed è importante, ancor di più quando il tempo di intervento è una variabile determinante. In questo caso la rete ha visto collaborare due eccellenze di primo ordine della sanità pubblica toscana e nazionale: le professioniste e i professionisti del Meyer, l’ospedale pediatrico, e le colleghi e i colleghi dell’ospedale del cuore a Massa, di Monasterio. La strada delle sinergie e collaborazioni è una ricetta esportabile anche altrove”.
La dottoressa Elisa Barberi, responsabile della Terapia intensiva Pediatrica e Neonatale di Monasterio, spiega: "La collaborazione tra professionisti di diverse aziende, nell’ambito del percorso PILA, ha dimostrato di funzionare. È questo il risultato più importante, soprattutto nelle patologie tempo-dipendenti, in cui la tempestività degli interventi e la capacità di lavorare insieme, superando i confini organizzativi, possono fare la differenza. Il bambino ha potuto essere trasferito in reparto, con grande sollievo di tutti noi e, soprattutto, dei suoi genitori. Naturalmente, il percorso di cura e assistenza dovrà proseguire, ma questo passaggio rappresenta un risultato importante e condiviso”.
Un piccolo oggetto, un rischio enorme
Quello del piccolo paziente salvato a Massa non è l’unico caso in Toscana. Nel Novembre del 2024 una bambina perse la vita. E altri piccoli sono stati per fortuna salvati successivamente. I medici del Meyer e dell’Ospedale del cuore lanciano un appello ai genitori: “State attenti alle pile. Sono oggetti pericolosissimi”.
L’ingestione di batterie a bottone rappresenta un evento ad altissimo rischio di gravi complicanze, talvolta anche letali. La presenza di una pila nella cavità dell’esofago provoca infatti tre tipologie di danni: elettrico, meccanico e chimico.
"In primo luogo - sottolineano gli specialisti dei due ospedali - in una cavità così ristretta quale è quella dell’esofago, l’anodo e il catodo presenti nella pila si attivano e in tempi rapidissimi sono capaci di lesionare gravemente le mucose delle pareti, provocando ulcerazioni anche molto estese, che possono raggiungere l’arco aortico e causare gravi emorragie. A questo si aggiunge la possibile perdita di acido con conseguenze ancora più gravi".
Fondamentale, quindi, la tempestività dell’intervento: "Di qui la scelta di definire politiche volte a garantire su tutto il territorio regionale un approccio uniforme, efficace e sicuro, assicurando la migliore assistenza possibile e riducendo al minimo i rischi per la loro salute. La procedura ha l’obiettivo di definire un percorso regionale standardizzato ed efficace che assicuri un intervento tempestivo e coordinato tra i diversi livelli di assistenza sanitaria, ovunque l’evento si verifichi, fornendo garanzia di sicurezza, qualità ed equità di trattamento".
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