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Attualità venerdì 26 agosto 2022 ore 18:40

Salasso pasta e pane, ecco le città più care

carrello della spesa

Il balzo avanti dell'inflazione registrato a Luglio spinge sempre più in alto la spesa per i generi alimentari con 564 euro in più a famiglia toscana



FIRENZE — Lievitano i prezzi per pasta e pane così più che quelli per frutta e verdura e per i generi alimentari primari, tanto che ogni famiglia toscana si troverà a fine anno ad aver speso 564 euro in più solo per fare la spesa, per un complessivo di 900 milioni di euro in più nel 2022. La stima arriva da Coldiretti Toscana sulla base dell'indice Nic dell'Istat ed è completa di una classifica delle città dove i rincari pesano maggiormente.

Se a livello regionale l'inflazione in Toscana ha raggiunto l’8% a fronte di un dato nazionale del 7,9%, l’indice che fa riferimento ai prezzi medi dei generi alimentari è arrivato al 10,2%, 1,2 punti percentuali in più rispetto al mese di Giugno ed anche in questo caso maggiore di quello nazionale. 

E’ Firenze la città dove l’incremento progressivo del livello medio generale dei prezzi è maggiore (8,6%) seguita da Arezzo e Grosseto (8,3%). L’inflazione più bassa, al di sotto del dato nazionale e regionale, si registra in provincia di Massa Carrara (7,2%), Livorno (7,4%) e Lucca (7,5%).

L'inflazione generale e sui generi alimentari nelle province toscane

L'inflazione generale e sui generi alimentari nelle province toscane (Fonte: Coldiretti Toscana)

La categoria per la quale le famiglie spenderanno complessivamente di più è il pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo annuale di quasi 115 euro. Carne e salumi costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure (+81 euro). Seguono latte, formaggi e uova con +71 euro e il pesce con +49 euro, davanti a frutta e oli, burro e grassi

Cosa succede nell'agroalimentare

Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove, continua Coldiretti Toscana, più di una azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben il 38% si trova comunque costretto in questo momento a lavorare in condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

“Ci aspetta un autunno caldo. Per molti toscani, soprattutto per coloro che vivono in una condizione economica già precaria, riempire il carrello sarà sempre più complicato con molte persone che saranno costrette a fare ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente ai pacchi alimentari", è l'analisi del presidente dell'associazione regionale degli agricoltori Fabrizio Filippi.


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