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Attualità sabato 03 gennaio 2015 ore 16:11

Gli scarti del marmo di Carrara nella cava

Indagati per traffici illeciti tra Massa Carrara e La Spezia: imprenditori, autisti ed un agronomo per lo smaltimento illecito della 'marmettola'



POMARANCE — "Ritiravano il fango di scarto della lavorazione del marmo ad un prezzo di favore alle segherie del territorio. Poi, invece di portala in discariche autorizzate o di trattarla (il materiale contiene idrocarburi e metalli), la rivendevano per interventi in edilizia". La notizia è riportata dal giornale Il Fatto Quotidiano che spiega come "70mila tonnellate di marmettola (così si chiama) o di 'melma' (così la chiamavano nelle telefonate intercettate) sono finite anche sotto un uliveto a Pietralba di Arcola in provincia di La Spezia e nel ripristino ambientale di una cava a Pomarance".

Il quotidiano parla di "una storia di traffici illeciti di rifiuti, documentazioni false e profitti d’oro (circa 3 milioni di euro), scoperta dal Nucleo operativo ecologico di Firenze, che andava avanti da almeno due anni e che aveva come snodo principale la provincia di Massa Carrara".
Secondo quanto riporta Il Fatto sarebbero undici gli indagati per traffico illecito di rifiuti speciali nelle i delle province di Massa Carrara e La Spezia, fra imprenditori, autisti, un agronomo, un geometra e il proprietario del terreno di Arcola, nello spezino. Secondo i magistrati del tribunale di Genova sarebbe coinvolta una famiglia di imprenditori di Carrara, proprietaria di una impresa che si occupava di recuperare il rifiuto speciale a prezzo concorrenziale  che doveva essere portato nel loro impianto di Carrara, prima di essere portata in discarica o in impianti idonei alla sua trasformazione in prodotto riutilizzabile.  Una ditta di autotrasporti, invece, materialmente ritirava la marmettola dalle segherie e l'avrebbe trasportata nelle discariche abusive.


Nello spezino i rifiuti del marmo finivano in un terreno agricolo, per la realizzazione dell’uliveto nell’agriturismo a Pietralba. A gennaio del 2014, sempre secondo Il Fatto,  il corpo forestale di La Spezia ha scoperto la discarica e l'ha messa sotto sequestro. Ma il meccanismo è continuato e la marmettola questa volta sarebbe arrivata in Val di Cecina, nella cava di Pomarance.
Secondo quanto riporta il quotidiano, rilevanti per le indagini sono state alcune intercettazioni di conversazioni fra due autisti che commentavano il sequestro di Pietralba. Intercettazioni che Il Fatto riporta: “fan la ciccia con la melma”, dice uno. “Ma l’avrei fatto anch’io probabilmente”, risponde l'altro. “Mah io sinceramente no, cioè l’avrei fatto finché non m’avevano preso, ma una volta preso io non ci sarei tornato su”, risponde il primo. “Ma avresti mandato a casa la gente?” replica il secondo. “No, sarei andato da Granchi” risponde l'altro.
La Granchi srl, cui probabilmente fanno riferimento i due autisti nelle intercettazioni, è una azienda con sede nel Comune di Pomarance che tra le sue numerose attività, è anche proprietaria di cave. Quella di Vallesecolo che gestisce insieme ad un'altra azienda in estate sarebbe stata visitata dal Noe, ma senza essere sottoposta a sequestro.
Infatti, l'indagine sarebbe ancora in corso e se per le persone coinvolte a Carrara e La Spezia sembra, stando a quanto scritto nell'articolo del Fatto che si stiano accertando le responsabilità, non è altrettanto per quello che riguarda la cava di Pomarance, dove al momento non sarebbe stato invece accertato nessun reato.



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