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Attualità mercoledì 07 luglio 2021 ore 10:40

Uso o abuso? Sulle cave è braccio di ferro

Una veduta delle Alpi Apuane
Uno scorcio delle Alpi Apuane

Domenica i presidi sulle Apuane in cui si sono fronteggiate le posizioni di ambientalisti e lavoratori del marmo. E la politica tenta di mediare



CARRARA — Cave sulle Alpi Apuane: uso o abuso? Prosegue e anzi sale di tono il braccio di ferro sulla materia dopo la scorsa domenica in cui si sono fronteggiate - in manifestazioni distinte e diffuse su tutto l'arco montuoso - le posizioni degli ambientalisti e dei lavoratori del marmo. E ora la politica tenta di mediare e di indicare una via che concili ragione economica e tutela ambientale e paesaggistica.

La scorsa domenica ha visto le associazioni in difesa dell'integrità delle Alpi Apuane dar vita a flash mob diffusi su un'idea di Apuane Libere in 30 vette del complesso monutoso. Tra queste anche Athamanta i cui esponenti avevano dato vita a Carsica, una tre giorni di autoformazione e tavoli di lavoro: "Un cammino esplorativo tra le vie di cava per prendere consapevolezza della devastazione in corso delle Alpi Apuane", scrivono.

L'evento si è svolto dal 2 al 4 Luglio a Campocecina con oltre 200 partecipanti da tutta Italia. Obiettivo: "Camminare, osservare le cave di marmo da vicino e divenire testimonianza di un disastro ecologico facendosi promotori del cambiamento, per la salvezza delle Alpi Apuane", scrivono gli organizzatori.

"Dalle piane di Campocecina il disastro si estende a vista d’occhio: montagne distrutte, tagliate, con alcune cime decapitate, polverizzate e talvolta abbandonate. Un paesaggio che, superata la sensazione di stupore, lascia spazio a orrore e profonda tristezza per il deturpamento di una natura spezzata e abbandonata con violenza e totale indifferenza", è la posizione ambientalista.

Ma intanto sempre domenica, dinanzi ai siti estrattivi apuani, si sono tenuti anche i presidi di imprenditori, lavoratori e persone legate all'economia del marmo organizzati da Cosmave che parla di oltre 500 partecipanti: "Nei nostri presidi tutto si è svolto pacificamente e non si sono verificate criticità di alcun genere. La giornata di festa ha registrato nei piazzali di cava e sulle creste dei monti una presenza trasversale; a fianco dei lavoratori e degli imprenditori, che delle cave vivono direttamente, si sono ritrovati tutti coloro che a vario titolo fanno parte dell'indotto generato a cascata dal monte al piano", afferma il presidente del Consorzio Cosmave Agostino Pocai.

E prosegue: "Le cave nel Parco sono luogo di lavoro, principale fonte di sostentamento per piccole comunità, principio di quella filiera che rende possibile e stabile l'economia del territorio". Pocai rammenta che il territorio a cava occupa circa il 3% della superficie totale del Parco: "Le cave, di fatto, non influiscono sulla fruibilità, bellezza e biodiversità del Parco delle Apuane, e sono liberamente attraversate nei giorni festivi, e talune volte anche nei giorni feriali, dagli escursionisti che si recano di proposito a visitarle per la loro bellezza".

Stesse posizioni da parte di Paolo Carli, presidente di Henraux che quest'anno compie 200 anni: "Nel dialogo che gli ambientalisti richiedono, innanzitutto, dovrebbero considerare che senza le cave il territorio intero cadrebbe in una crisi economica irreversibile", afferma.

La via della mediazione è sperimentata dalla politica. Se da un lato dal mondo delle cave si ringraziano per il sostegno il senatore Massimo Mallegni (Forza Italia) e l'onorevole Umberto Buratti (Partito Democratico), da Fratelli d'Italia arriva l'appello al superamento del muro contro muro. "Lo scontro che si sta consumando sulle Alpi Apuane può essere risolto soltanto con una mediazione", dichiarano il consigliere regionale Vittorio Fantozzi, il coordinatore comunale a Carrara Lorenzo Baruzzo e la delegata del settore marmo del coordinamento comunale di Carrara Erica Diddi.

“Serve una visione globale e sinergica. Cavatori e ambientalisti devono tornare a parlarsi per il bene del territorio. Stop a ideologie ed estremismi in nome delle Apuane. Lavoro e ambiente sono due facce dello stesso territorio, possono e devono convivere grazie al rispetto delle regole", sostengono


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