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Attualità mercoledì 28 aprile 2021 ore 14:16

Sul futuro della Fiera artigiani preoccupati

Il polo fieristico

Da Imm è partito un avviso pubblico di vendita per la palazzina storica di Mangiarotti, e Confartigianato prende la parola "Significa voler chiudere"



CARRARA — “Si sta giocando una pericolosa partita sul polo fieristico di Marina di Carrara. La manifestazione di interesse pubblicata in fretta e furia per provare a vendere la palazzina degli uffici del centro direzionale di Imm-Carrara Fiere, benché limitata ai soli enti pubblici, è una strategia perdente sotto tutti i punti di vista": la levata di scudi arriva da Confartigianato Massa Carrara per bocca del suo presidente Sergio Chericoni. Gli artigiani temono per il futuro della Fiera: "Significa volerla chiudere", asseriscono dopo che da Internazionale marmi e macchine l'amministratore unico Francesco Amedoro ha emesso un avviso pubblico di vendita per lo stabile progettato dall’architetto Angelo Mangiarotti.

Secondo Chericoni l'atto "dimostra l’incapacità di gestire una situazione così complessa e delicata. Una mancanza di visione e di prospettive che porterà a svendere un enorme patrimonio immobiliare e la Marmo Macchine, che dovrebbe essere invece fiore all’occhiello e volano economico del territorio”. 

“Ribadiamo che siamo assolutamente contrari a questa scelta e non nascondiamo la nostra preoccupazione che arriva da lontano. La Imm ha enormi problemi, non è stato ancora approvato il bilancio 2019, non è dato sapere lo stato esatto in cui versano i conti e non si sa nulla del piano di risanamento e, soprattutto, di rilancio dell’ente fiera. E ora spunta dal nulla questa volontà di andare a trattativa privata per vendere la palazzina su tre livelli di circa 2.000 metri quadrati in tutto". 

Chericoni bolla l'operazione come "inutile oltre che pericolosa, quand’anche la strategia fosse quella di portare la Regione ad acquistarlo". Nel mirino delle critiche c'è innanzitutto il merito: "Vuol dire ridurre le future potenzialità di sviluppo della fiera perché per lavorare ci vogliono uffici, una sede, degli spazi degni di un ente che ha un respiro internazionale di prestigio. E’ una scelta che pregiudicherà il futuro rilancio della fiera”. Decisione che ricalca quanto avvenuto in passato con la sede del Consorzio Zona, venduta al di sotto del reale valore di mercato: “Alienare un immobile di quel tipo oggi, con i prezzi di mercato allineati alla crisi del settore, vuol dire svenderlo. E per cosa? Uno o due milioni di euro, riusciranno forse a coprire le perdite di bilancio per qualche mese ma ci lascia senza prospettive per il futuro. Una visione senza logica che per noi – conclude Chericoni – rappresenta l’inizio della svendita del patrimonio immobiliare della Marmo Macchine. Significa voler chiudere la fiera e non possiamo e vogliamo accettarlo”.

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