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Lavoro mercoledì 14 ottobre 2020 ore 13:05

Il Coronavirus lascia le lavanderie... a secco

L'allarme lanciato da Cna: "Con smartworking e giro vite sulla movida in lavatrice finiscono solo pigiami e tute. 40 imprese in grande difficoltà"



MASSA CARRARA — "Le nuove restrizioni introdotte dall’ultimo Dpcm in materia di Covid-19 manderanno di nuovo in crisi il settore delle lavanderie tradizionali". A lanciare l'allarme e la Cna, che si fa portavoce delle circa 40 imprese familiari del settore censite tra Massa e Carrara.

Tra i provvedimenti più temuti ci sono lo smartworking e il giro di vite sulla movida.  "Ci si sposterà di meno  - spiega Cna- e ci si cambierà di meno e questo, nella filiera della vita di tutti i giorni, influenza anche un settore del terziario in realtà fondamentale nella lotta alla diffusione del vius. L’allarme parte da Cna Massa Carrara". 

“Durante i mesi di lockdown abbiamo lavato e stirato solo pigiami e tute. – spiega la referente del settore per gli artigiani, Luisella Bardoni – Il rilancio della necessità di sfruttare dove possibile lo smartworking e le comprensibili restrizioni alla movida aggraveranno una situazione già molto fragile. Sono stati mesi durissimi. Abbiamo potuto riaprire, così come altre tipologie di imprese, ma senza purtroppo clientela che è rimasta rinchiusa in casa per settimane. Le lavanderie industriali – analizza ancora la referente delle lavanderie tradizionali - sono state quelle che hanno risentito di più del lockdown. Lavorano principalmente con hotel e strutture alberghiere: da marzo a luglio sono state praticamente ferme. L’estate ci aveva riportato un po’ di speranza e lavoro grazie ai cambi degli armadi e al ritorno alla quotidianità ma queste nuove limitazioni per noi, che siamo una categoria non tenuta in considerazione da nessuno, saranno pesantissime in termini di fatturato. Lo dico in maniera molto diretta: non ci si sporca più”.

Secondo Cna, l’effetto del Covid-19 sulle lavanderie è stato sottostimato: “Non si va più in ufficio e quindi non si indossano più abiti, camice e pantaloni, indumenti che costituiscono una buona fetta del nostro lavoro, si esce con il contagocce e quindi non ci si cambia molto più spesso. Comunioni, cerimonie ed altre cerimonie sono state rimandate. Per non parlare di hotel, agriturismi, ristoranti ed altre strutture ricettive o turistiche. C’è grande apprensione ed incertezza”.

Le lavanderie sono principalmente imprese familiari: “Dietro ogni lavanderia tradizionale ci sono intere famiglie – spiega ancora Bardoni – che hanno fatto sacrifici, leasing o mutui per acquistare i macchinari o i fondi dove operano, e che non riusciranno a sopravvivere a lungo. Non almeno ad altri 3-4 mesi con i fatturati tagliati in due. Il nostro ruolo è tra l’altro fondamentale per l’igienizzazione dei capi e per contrastare la diffusione del virus che si annida anche sui vestiti che indossiamo. Siamo in prima linea, tutti i giorni, ma senza nessun riconoscimento".

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