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Attualità mercoledì 21 aprile 2021 ore 11:26

Stop alle discriminazioni nel selfie della parità

Diana Tazzini
Diana Tazzini

La consigliera provinciale di parità Diana Tazzini aderisce con un autoscatto alla campagna a sostegno del disegno di legge Zan



MASSA CARRARA — Stop alle discriminazioni in un selfie con cui la consigliera provinciale di parità Diana Tazzini aderisce alla campagna a sostegno del disegno di legge del deputato Alessandro Zan (Pd) Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenzaper motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale,sull’identità di genere e sulla disabilità.

“Anch'io come molti altri ho preso parte a questa iniziativa social del selfie a sostegno del Ddl Zan. L'ho fatto in duplice veste, come persona e come consigliera di parità. La legge sull'omofobia è una legge necessaria è una legge giusta è una legge che profuma di equità. Qualcuno potrebbe pensare che tale necessità sia la prova che l'umanità abbia fallito. I miei studi giuridici dicono il contrario, e mi ricordano che esiste ancora la previsione del reato di omicidio, tra gli altri, e che a nessuno verrebbe in mente di dire che per questo l'umanità abbia fallito, anzi forse all'umanità in quel caso, e negli altri, va un plauso", è il messaggio che Tazzini affida a una nota.

"La discriminazione è una violenza su qualsiasi motivazione poggi - prosegue - e le contestazioni che vengono sollevate contro questo Ddl sono inverosimili e fuorvianti. Si cerca di portare l'attenzione altrove, si cerca una dietrologia che non c'è, fermo restando che di quella presunta dietrologia, la parità dei diritti tra coppie siano esse costituite da soggetti dello stesso sesso o di sessi diversi o ancora unipersonali, chi scrive è fortemente convinta. Nessuno dovrebbe essere vittima di violenza per motivazioni attinenti al genere, nessuno dovrebbe potersi permette giudizio alcuno sulla vita degli altri ferme restando le limitazioni che l'ordinamento pone in essere per organizzare un vivere civile. Nessuno sia giudice di nessun altro", conclude la consigliera provinciale di parità.

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