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Attualità giovedì 25 marzo 2021 ore 13:40

Caos concessioni balneari, monta la preoccupazione

stabilimento balneare

L'associazione dei Comuni ha scritto una lettera ai parlamentari affinché si risolvano le divaricazioni tra la normativa europea e quella italiana



MASSA CARRARA / VERSILIA — La proroga quindicennale concessa dall'Italia alle concessioni balneari aveva regalato sollievo agli operatori del settore, ma non è durata. L'8 marzo scorso la sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale (Tar) aveva rimesso in discussione l'accordo siglato dal Comune di Piombino aveva fatto suonare un campanello d'allarme anche presso gli uffici della Regione, con l'assessore allo sviluppo economico Leonardo Marras perplesso sulla possibilità che nubi si addensassero sull'intera operazione.

Oggi anche l'associazione dei Comuni, Anci, prende la parola. Anzi, prende carta e penna con il presidente Matteo Biffoni e la sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini, responsabile del settore Demanio marittimo dell'Associazione, che hanno scritto ai parlamentari toscani riguardo la grave situazione che si è creata sulle concessioni marittime balneari ad uso turistico e ricreativo. Il problema è scaturito dal conflitto tra la normativa nazionale e quella comunitaria e che coinvolge tutti i Comuni costieri, bloccati dall’assenza di criteri univoci, allarmati per le concessioni già prorogate agli operatori e preoccupati per l'avvicinarsi della stagione balneare. 

A deputati e senatori eletti in Toscana Anci Toscana chiede un interessamento, perché parlamento e governo chiariscano e decidano il prima possibile. L’Italia aveva concesso una proroga quindicennale delle concessioni in scadenza il 31 dicembre scorso (legge 145/2018 e decreto legge 34/2020). La Commissione europea ha però contestato la decisione, riassume la nota Anci, ed ha inviato al governo italiano una lettera di messa in mora. Sono seguiti i pronunciamenti dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, che hanno trovato riscontro nelle ultime settimane in numerose sentenze di diversi Tar. Tutti in sostanza hanno ribadito l’obbligatorietà per i Comuni di disapplicare la disciplina italiana, in quanto contraria alle disposizioni comunitarie in materia.

“L’ultima sentenza in ordine di tempo riguarda proprio la nostra regione - spiegano Biffoni e Scarpellini - dove lo scorso 8 marzo il Tar Toscana, accogliendo il ricorso presentato dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, ha annullato gli atti di proroga adottati dal Comune di Piombino in osservanza della legge 145/2018 perché ritenuti contrastanti con la normativa europea e lesivi della libera concorrenza nel settore balneare. Altri Comuni toscani sono ad oggi in attesa di pronunciamento da parte del medesimo Tar su analoghi provvedimenti di ricorso presentati dalla stessa Autorità, dal momento che la quasi totalità dei nostri Comuni costieri, al pari degli altri Comuni italiani, ha dato nei mesi scorsi attuazione alla legge dello Stato e prorogato a migliaia di operatori del settore le concessioni in loro possesso, la cui legittimità oggi appare fortemente contestata dalla giurisprudenza”.

E ora? Servono chiarezza e univocità. Biffoni e Scarpellini scrivono di ritenere “non più rinviabile un intervento da parte del parlamento e del governo che risolva il conflitto tra la normativa nazionale e comunitaria e fornisca criteri univoci ed uniformi sul territorio nazionale, in modo da garantire senza ambiguità la legittimità degli atti posti in essere dai Comuni e indicare una soluzione agli enti i cui provvedimenti sono oggetto di annullamento da parte della giustizia amministrativa. In caso contrario vi è il rischio concreto di un blocco pressoché totale dell’azione amministrativa dei Comuni in materia”. 

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