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sabato 31 ottobre 2020

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Da qualche anno mi occupo di Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Francesco in Terra Santa (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Voci da Israele (2015), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), Betlemme. La stella della Terra Santa nell’ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. - Insieme hanno curato i libri: "Gerusalemme ultimo viaggio"(2009),"Kibbutz 3000"(2011),"Israele 2013"(2013),"Francesco in Terra Santa"(2014).Voci da Israele (2015)

Boris Johnson già ai titoli di coda?

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - sabato 17 ottobre 2020 ore 07:30

“La vita non può tornare alla normalità”, almeno per ora. Ha ammesso il primo ministro britannico Boris Johnson. Eccentrico ed istrionico politico anglosassone. Crociato della hard Brexit. Populista e sodale di Trump. Ha prima sconfessato la pericolosità del virus per poi convertirsi, dopo essere finito in terapia al Saints Thomas's Hospital a Londra in condizioni cliniche realmente serie. Duro con Bruxelles e debole nel prendere decisioni nella lotta al coronavirus. Sulla cui questione ha demandato pieni poteri al segretario alla sanità Matt Hancock. Lentezze nella definizione della strategia di contrasto alla pandemia sono valse non poche critiche all'operato di governo. Lontano il successo elettorale del 2019, dovuto indubbiamente alla sua trascinante personalità. Oggi, ha perso appeal sul pubblico. L'esecutivo da lui presieduto ha iniziato ad oscillare pericolosamente, mettendo in bilico la sua poltrona. Il nome insistentemente invocato per sostituirlo è quello del giovane ministro delle finanze, e cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, che, tuttavia, nega di essere il predestinato alla successione. 

Avere in mano in questo momento specifico il cordone della borsa, le armi per affrontare la crisi economica, è un punto, se giocato bene, a suo vantaggio per il dopo Johnson. Intanto, in aula del parlamento a spingere per defenestrare l'attuale premier sono il laburista Sir Keir Starmer, successore dello sbiadito Corbyn e impegnato a ricostruire la credibilità del movimento, ma anche una parte del partito conservatore. Quella referente all'ala più moderata e conciliante nella trattativa da tenere con l'Unione europea sulle clausole di distacco. La ribellione interna ai Tories è montata parallelamente al diffondersi dei contagi. L'accusa principale è di aver perso il controllo in un momento drammatico per il Paese. Sbeffeggiato dai tanti casi di “covidioti”. Screditato nei sondaggi. Stretto tra le richieste di un'azione meno confusa e dalle pretese dei ferventi libertari a non accettare l'introduzione di misure di restrizione “coercitive”, considerate assurde e troppo severe.

L'ex sindaco di Londra viene annoverato insieme ai sovranisti, Trump e Bolsonaro, tra gli scettici al virus. È stato il primo esponente della lista dei negazionisti a risultare positivo alla malattia. Ha inizialmente indicato la strada dell'immunità di gregge per uscire dall'epidemia. Per ripensarci ed affidarsi al futuro vaccino di Oxford. Potrebbe - usando un termine calcistico - non mangiare il panettone a Downing street a Natale. Se invece calma le acque lo scoglio è spostato a primavera con le amministrative, dal quel risultato dipende il suo futuro. D'altronde l'unico assolutamente certo della propria permanenza in carica è il presidente brasiliano. Mentre, Trump alla Casa Bianca e Johnson al Numero 10, tra voto presidenziale e maggioranza a Westminster sono ad un passo dal flop. Colpa del Covid e delle loro megalomani e strambe idee.

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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