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mercoledì 27 ottobre 2021

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Tutta una questione di aspettative.

di Federica Giusti - venerdì 24 settembre 2021 ore 07:30

Quante volte capita di rimanere delusi? Tante!

E perché accade? Perché ci aspettiamo qualcosa che non accade o accade comunque in maniera diversa da ciò che pensavamo.

Tutta una questione di aspettative.

Speriamo sempre che le situazioni vadano in maniera differente, ci aspettiamo che gli altri si comportino con noi in maniera diversa.

E, inevitabilmente, ci rimaniamo male.

E se la chiave di tutto questa frustrazione fosse smettere di avere aspettative verso ciò che non possiamo controllare?

Cerco di spiegarmi meglio. “Lui avrebbe dovuto scrivermi!”, “Lei doveva occuparsi di questa cosa!”, “L’addetto di quell’ufficio poteva risolvermi il problema”…tutti questi pensieri ci fanno sentire impotenti di fronte alle cose della quotidianità. E, gioco forza, se gli altri non fanno ciò che dal nostro punto di vista sarebbe opportuno, le nostre aspettative crollano facendoci provare la frustrazione. Se iniziamo, invece, a spostare il locus of control (psico-termine che, in maniera semplicistica, indica il luogo simbolico al quale facciamo appartenere il controllo delle nostre azioni) dall’esterno all’interno, e iniziamo a vedere ciò che noi possiamo fare o non fare, le situazioni cambiano radicalmente. Forse non ne cambia la forma, ma cambia profondamente la sostanza. Non ci sentiremo più passivi ma capiremo di avere una possibilità di approccio. Non ci aspetteremo qualcosa dagli altri ma inizieremo a fare noi qualcosa per cambiare le situazioni.

Ovviamente sono consapevole del fatto che non tutto dipende dalla nostra volontà. Ci sono cose che non possiamo cambiare neppure volendo ardentemente. Ma ce ne sono altre che possiamo modificare eccome!

Esempio banale: per passeggiare sul corso di Pontedera senza fermarsi occorrono massimo 10 minuti. È un dato di fatto. Non posso cambiare la lunghezza di Corso Matteotti, non è via Montenapoleone! Ma posso impegnarci anche più di un’ora se mi fermo a guardare le vetrine o a parlare con qualcuno. Nel primo caso magari mi annoio perché vorrei poter camminare di più, nel secondo sono felice perché mi sono rilassata. Avevo premesso che l’esempio era banale ma spero possa rendere l’idea. Non cambia la forma ma la sostanza.

Cerchiamo di approcciarci alle cose della nostra vita, che siano una serata con le amiche, una telefonata, una chiacchierata con un collega, insomma, qualsiasi cosa possiamo fare nella nostra giornata, con la mente libera da schemi e da preconcetti. Assaporiamo il momento, anche nell’eventuale negatività, poi, dopo, solo dopo, ne traiamo le conclusioni.

Tra le aspettative più nocive per la nostra felicità, ci sono quelle relative alla vita e agli altri. Dall’andrà tutto bene, di pandemica memoria, all’idea che la vita dovrebbe essere giusta, passando per l’idea di poter cambiare gli altri e la convinzione che, necessariamente, gli altri debbano capirci e abbiano, di default, gli strumenti per farlo.

Un approccio più realistico ci permette non di essere disillusi ma nemmeno in balia degli eventi. Poter controllare le nostre aspettative, al contrario, ci permette di assumerci le responsabilità delle nostre scelte (il famoso locus of control interno di cui parlavo prima) e ci consente di poterci godere maggiormente il presente proprio perché riusciamo a distinguere i desideri dai nostri stessi doveri.

Lo so, lo so che descritto così sembra davvero tutto complicato, ma vi assicuro che non lo è affatto.

Mettetevi lì, rimboccatevi le maniche e provate a guardare le cose con la lente dell’ “io posso fare” e non del “lui, lei, loro devono fare”.

E fatemi sapere come va!

Potreste riscoprirvi meno capricciosi, meno rancorosi, meno passivi e molto, molto più autentici!

Federica Giusti

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